Anziani: chi ci aiuta ad averne cura
Inchiesta di Altroconsumo per scoprire i trend a definizione del fenomeno dell’assistenza domiciliare in Italia

Al 1° gennaio 2010 c’erano in Italia 144 anziani ogni 100 giovani: solo la Germania ha una popolazione con un indice di vecchiaia più alto. Inoltre siamo anche tra i popoli più longevi. Questi dati aiutano a capire quanto sia pressante il problema dell’assistenza agli anziani.
Il ruolo della famiglia
Il primo dato che emerge chiaramente dall’indagine svolta presso un campione della popolazione italiana over 65 è che in Italia l’assistenza è demandata alle famiglie. Si dà per scontato che siano i figli o gli altri parenti più prossimi a doversi prendere cura di anziani e malati: un “dovere sociale” solitamente svolto dalle donne. Questo ruolo delle famiglie non viene però riconosciuto in alcun modo, come invece avviene per esempio in Spagna. Qui alle famiglie che si occupano personalmente dei propri anziani viene corrisposto un contributo economico, utile tra l’altro anche per sopperire agli eventuali minori guadagni collegati.
A chi si può ricorrere
Si va dal semplice aiuto nelle faccende domestiche, alla presenza di una badante che dorma nella stessa casa e possa prestare assistenza per tutte le necessità, passando per un’assistenza di tipo sanitario con l’intervento di infermieri e medici. Infine possono essere utili servizi di trasporto che consentano alla persona di andare dal medico o a fare controlli ospedalieri.
Soddisfazione variabile
Il 46% del campione dell’indagine ha fatto ricorso almeno una volta a servizi di assistenza domiciliare. Il servizio più richiesto è quello di badante, seguito a ruota dall’Adi, Assistenza domicialre integrata, che mette insieme assistenza sanitaria e supporto socio-assistenziale non specificatamente sanitario.
Solo il 3% ha invece usufruito dei care-day centre, strutture diurne di supporto e cura alternative al ricovero in ospedale ancorapoco diffuse sul nostro territorio.
La soddisfazione per le varie forme di assistenza a domicilio su una scala di 1 a 10 si attesta in media tra il 6 e l’8, con punte di alta soddisfazione per la parte prettamente sanitaria dell’Adi: il 56% del campione raccomanderebbe senza dubbio quella infermiera e il 51% quel medico con cui identifica il servizio
Un aiuto informale
Degli oltre 2 milioni di persone che lavorano nell’assistenza agli anziani in Italia solo 700.000 sono impiegate formalmente. La scarsità dell’offerta di servizi ha n sostenza aperto la strada a un “mercato grigio”, alimentato da personale non sempre qualificato. Tra il 2001 e il 2008 il numero di colf e badanti in Italia ha fatto registrare un incremento del 37%, passando da poco più di un milione a quasi un milione e mezzo di persone, per la maggior parte immigrate.

marzo 27th, 2011 at 11:58
L’Umbria, la Toscana,Il Lazio la Campania e la Calabria si ostinano ancora a non riconoscere ai disabili gravi e alle famiglie che si occupano della loro assistenza nessun tipo di supporto economico. Solo la Toscana prevede un esiguo contributo badante di appena 150-200 euro al mese!
L’assegno di cura, previsto dalla legge di riforma del settore sociale 328/2000, tuttora in uso in molte regione del nord e sud italia, rappresenta uno strumento piu’ che idoneo per coprire almeno in parte le necessita’dei propri cari che vivono in condizioni di grave handicap. Non a caso l’ultimo tentativo di regolarizzazione delle badanti in Umbria e Toscana si e’ rivelata un vero flop!.
Molte delle famiglie che ospitano persone non autosufficienti non hanno certo i mezzi per pagare tra 1200-1400 euro al mese,inoltre chi assiste congiunti non autonomi ha ovviamente ulteriori difficolta’ a conseguire un reddito.
Tutto cio’ favorisce la condizione estrema di ricorrere a residenze, case famiglia o ospizi con conseguente decadimento della qualita’ di vita della persona non autonoma,sia disabile giovane che anziano non autosufficente.
Accompagnare le famiglie con adeguati servizi domiciliari e assegni di cura comporta risparmi dei costi sia per lo stato che per le amministrazioni locali.
Le integrazioni delle rette delle residenze per ciascun singolo utente sono ben piu’ onerose che un assegno di cura corrisposto al nucleo familiare e per legge, queste integrazioni, sono comunque dovute anche se il ricoverato ha un patrimonio di milioni di euro !e’ scandaloso!
Vi sono regioni che pur di favorire l’emersione del “badantato” in nero, offrono un cifra, per chi ha un certo livello di reddito Isee, finalizzata alla copertura degli oneri previdenziali e Inail delle badanti medesime.