Dietro le sbarre: infezioni e suicidi – la sanità malata della prigione Italia
Sovraffollamento, mancanza di igiene, allarme psichiatrico: nelle carceri è sempre più emergenza. E ora parte un’inchiesta parlamentare.

E’ una sanità “malata”, in continua emergenza, quelle delle carceri italiane. Disagi e sovraffollamento sono i principali problemi con cui hanno a che fare i duemila medici e infermieri: pochi per 65.774 detenuti, in strutture che dovrebbero ospitarne al massimo 43mila. Una situazione in cui si diffondono facilmente le infezioni e dove aumentano i suicidi: 46 nel 2008, 72 nel 2009.
A diciotto mesi dall’entrata in vigore della riforma che trasferisce le competenze al Servizio sanitario nazionale (DL 230 del 1999), la sanità penitenziaria è più che mai in crisi. “Ci sono situazioni in cui i detenuti sono costretti a stare a letto tutto il giorno perchè non c’è spazio – dice Fabio Gui, segretario nazionale del Forum per la salute in carcere – Mancano lo spazio, le lenzuola, a volte l’acqua calda“.
“La riforma va a rilento – aggiunge Anna Donata Greco, presidente del Forum per il Piemonte – perchè si è preteso di attuarla a costo zero”.
Le Regioni procedono in ordine sparso adottando modelli diversi e molte lamentele per la carenza di fondi. “In queste condizioni non si può curare bene, né fare prevenzione” dice Pasquale Paolillo, medico del carcere di Bologna e coordinatore nazionale dell’Amapi, l’Associazione dei medici dell’amministrazione penitenziaria.
“Per quanto riguarda la riforma – spiega Angelo Marroni , Garante dei detenuti del Lazio – nella nostra regione siamo avanti. Con due milioni e mezzo di euro sono stati sostituiti strumenti che non erano a norma. Ma nelle regioni a statuto speciale è tutto fermo, manca un tavolo nazionale per il passaggio di competenze”. “E’ aumentato ulteriormente il numero dei detenuti – dice Antonino Levita dell’Opg di Barcellona, in Sicilia, e segretario Amapi – e lo spazio vitale è ridotto ai minimi termini”.
Per i reclusi il disagio più forte è quello dei primi giorni, quando sarebbe fondamentale un sostegno psicologico. “Abbiamo previsto la stabilizzazione dei servizi di accoglienza con l’incremento di psicologi e di psichiatri – spiega Angelo Cospito, coordinatore della sanità penitenziaria in Lombardia – Qui non ci affidiamo alle Asl ma alle Aziende ospedaliere. L’organizzazione è più semplice”.
“Siamo di fronte a un carcere malato – commenta Francesco Ceraudo, presidente dell’Amapi - la promiscuità favorisce la diffusione di infezioni. Saltano gli schemi di controllo medico”. Per Andrea Franceschini del Simpspe (Società italiana di medicina e sanità penitenziaria) “non si può lavorare sempre sull’emergenza. In carcere arrivano anche molti stranieri, sono 24.340, e non ci sono i mediatori culturali”.
Ora Leoluca Orlando, presidente della Commissione parlamentare sugli errori sanitari, annuncia “un’inchiesta sulla garanzia del diritto alla salute dei detenuti”.

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