Il 90 per cento dei camici bianchi, secondo il sindacato, ha subito un’aggressione in servizio


Intimidite, aggredite, perfino uccise. Le donne in servizio come guardia medica chiedono aiuto. L’episodio più noto tra quelli recenti, uno stupro, è avvenuto a marzo a Scicli, in provincia di Ragusa.
Ma a essere aggrediti sono anche i colleghi maschi: l’8 marzo a Verbicaro, in Calabria, un medico di 35 anni è stato sequestrato nell’ambulatorio, costretto a fumare uno spinello. E il 17 marzo, in provincia di Lecce, un medico di 52 anni s’è ritrovato con un coltello alla gola, a scopo di rapina.

Secondo i dati del Sindacato Medici Italiani, il 90 per cento delle guardie mediche ha subito un’aggressione: il 64 per cento minacce verbali, il 20 percosse, il 13 intimidazioni a mano armata, l’11 ha assistito ad atti di vandalismo.

“I dati sono sottostimati” spiega il segretario dello SMI Cosimo De Matteis “perchè non sempre i medici sporgono denuncia. E c’è chi ha preso il porto d’armi per potersi difendersi”.
Osserva Anna Lampugliano, aggredita a Bari per avere chiesto un documento d’identità a un paziente: “Servono telecamere, la registrazione delle telefonate… E il servizio di guardia medica assorbe meno dello 0,9 per cento del fondo nazionale sanitario“.

Fonte: Venerdì di Repubblica