Ginecologa in Afghanistan: una straordinaria esperienza umana e professionale.
Con il Centro Maternità accanto all’ospedale di Anabah, nel giugno del 2003 si avvia il programma di Emergency specializzato in Ostetricia, Ginecologia, assistenza al parto e cure neonatali (II livello).

Il Centro Maternità accanto all’ospedale di Anabah in Afghanistan; foto di Mattia Velati/Emergency (c) 2009
Una rete di strutture di riferimento realizzata nella regione consente sia il monitoraggio della gravidanza sia la verifica dell’aderenza al follow-up neonatale: staff specializzato visita periodicamente le donne in attesa, per verificarne le condizioni generali, e le puerpere consigliando eventualmente un controllo in ospedale per i neonati. Le attività di cura ed educazione igienico-sanitaria hanno fatto crescere la fiducia delle donne e delle loro famiglie nell’assistenza offerta, al punto che nel Centro Maternità oggi si registra una media di oltre 300 parti al mese.
Nel 2011 la Maternità di Emergency è diventata ufficialmente un centro di formazione e specializzazione in Ostetricia e Ginecologia. L’accordo stipulato con il locale Ministero della Sanità prevede che ogni anno, superato il test di ammissione, due colleghe specializzande partecipino al corso della durata di quattro anni.
Sono oltre 14,000* ad oggi i bambini nati nella Maternità di Emergency e più di 82,000* le visite effettuate, in un’area rurale del paese con i più alti tassi di mortalità materna e neonatale al mondo (*dati al dicembre 2011).
“Agli uomini non è permesso l’accesso in reparto eccetto che nei giorni di visita, per cui i padri non partecipano al momento della nascita. In genere c’è spesso il marito o qualche parente che aspetta fuori dall’ospedale, in trepidante attesa di sapere il sesso del bimbo: se è un maschio anche le parenti donne chiedono di vederlo, se è una femmina spesso se ne vanno via disinteressati, almeno apparentemente. Ma l’attenzione per la salute della donna c’è: in alcune occasioni abbiamo dovuto affrontare situazioni difficili in cui cercare di salvare il bambino significava mettere in pericolo la vita della madre. Illustrando la situazione ai parenti la risposta è sempre stata la stessa: salvare la madre. E’ successo con Rahila, 24 anni e un piccolo di due anni a casa. Sanguinava copiosamente già al sesto mese di gravidanza. Quando le abbiamo prospettato l`idea del cesareo con impossibilità di sopravvivenza del bambino lei ha pianto a lungo nel letto ma il marito non ha esitato a chiederci di salvare sua moglie nel caso fossimo stati costretti a scegliere. Per fortuna tutto si è bloccato prima che fossimo costretti a prendere quella decisione.”
Dr.ssa Raffaela Baiocchi Ginecologa di Emergency.
Ringraziamo la Dr.ssa Raffaela per la preziosa testimonianza, con l’augurio che possa contribuire a convincere tante altre donne a fare una così straordinaria esperienza lavorativa ma soprattutto, ne siamo certi, una così straordinaria esperienza di vita.
Se qualcuno volesse candidarsi alla ricerca di EMERGENCY di specialiste in Ginecologia e Ostetricia per il Centro di Maternità in Afghanistan, per candidarsi visita:
Emergency ricerca urgentemente una Ginecologa.
Ricordiamo che per questo specifico progetto Emergency impiega anche specializzande al quarto/quinto anno di specialità in affiancamento a personale sanita

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