Per una Moc 545 giorni a Bologna, 522 a Genova, 300 a Bari. E le visite specialistiche? Possono aspettare anche un anno.


Attese record
a Genova per una mammografia, 459 giorni, ma per una densitometria ossea (Moc) se ne aspettano anche 522, mentre a Bari “solo” 300. A Roma per una visita specialistica si può attendere in alcune strutture fino a un anno, per un’ecografia tra i 129 e 260 giorni.
La fotografia
di Salute – La Repubblica in 12 città sulle liste d’attesa per esami e visite specialistiche è disarmante. E non si discosta dai precedenti sette anni.

Le lunghe liste d’attesa sembrano un problema che non si riesce a risolvere – commenta Francesca Moccia, Coord. naz. Tribunale diritti del malato – Cittadinanzattiva – o forse, non si vuole.
L’inchiesta di Salute – La Repubblica evidenzia ancora una volta come la situazione, nonostante i piani, promesse e leggi, stenti davvero a mutare. E, come sempre, è il cittadino quello che paga il conto più salato, in termini di costi “indiretti”. Tutto questo si traduce spesso in ricerche spasmodiche, fatte di telefonate nel migliore dei casi, ma spesso e volentieri in veri e propri pellegrinaggi di Asl in Asl o di struttura in struttura. A cui si aggiungono, spesso, anche gli spostamento da regione in regione, soprattutto sulla direttrice Sud-Nord.
Sono costi che gravano direttamente sul cittadino, in termini di tempo impiegat, nervosismo e ansie, che davveronon sembrano interessare nessuno. Eppure, non sono pochi gli esempi di buona amministrazione che in questi anni sono stati registrati, come la centralizzazione delle prenotazioni, che però non è ancora omogeneamente diffusa o che non integra davvero tutti i presidi presenti sul territorio. Negli ultimi anni abbiamo anche registrato un crescente ricorso al proprio portafogli per potersi pagare prestazioni che non venivano erogate in tempi accettabili.
Come già denunciato in diverse occasioni, questo espone il cittadino a rischi economici e il sistema a ulteriori difficoltà. Infatti, a causa della crescente crisi, in quest’ultimo anno molti non si sono più potuti permettere di pagare e questo ha causato un ulteriore ingolfamento delle liste d’attesa.
Quello che ci chiediamo è perchè il nostro Paese non viga il principio della responsabilità. Sono numerosissime infatti le Regioni che ancora non rispettano le norme che impongono la pubblicazione dei tempi medi di attesa, così come troppe le strutture (in particolare al Sud) che impongono liste chiuse, divisioni in cui il libro delle prenotazioni è gestito direttamente dai primari o ospedali che non comunicano o non si collegano con i centri unici di prenotazione regionali.

Siamo ora in attesa del nuovo piano annunciato dal ministro Fazio, in cui si intravedono a nostro parere alcuni limiti. Anzitutto un federalismo ancora più acuito, poichè i tempi non saranno fissati a livello nazionale, ma dalle singole Regioni, con il rischio di aumentare ulteriormente le disparità terriotriali. Inoltre, dalle 100 prestazioni obiettivo del precedente piano, si passa ora a 58 e restano escluse dal tetto dei tempi massimi quelle relative ai pazienti affetti da patologie croniche.”