Preparare il caffè con la moka o cucinare lasagne. Così a Mindanao si preparano le giovani filippine che vogliono lavorare in Italia


L’iniziativa è di Mario  ed Elisabeth Lizio, arrivati in Asia dopo aver lasciato il Lago Maggiore. I Lizio hanno 7 figli e alloggiano sulle colline di San Roque, ai piani superiori della Casa di Carità che ospita i corsi integrativi di colf e badanti che sperano in un ingaggio in Italia. Nel grande salone dove insegnano usi e costumi del Belpaese, hanno affisso mappe geografiche dello stivale e delle isole, sul tavolo fanno bella mostra pile di libri divulgativi della storia e del costume, ricette, dizionari di italiano. In un’altra stanza sono le cucine con i formelli e le attrezzature.
Al di là del buonumore contagioso delle candidate colf per l’Italia, non ci vuole molto a capire che tutte cercano di fuggire da una realtà difficile.

Le prime ad arrivare sono state le donne. In media, ogni immigrato spedisce a casa 300€ al mese. Ad oggi i filippini in Italia lavorano in casa e costituiscono una comunità unita di circa 100mila persone. Guadagnano in media 1850€ al mese (per nucleo famigliare), vivono generalmente in affitto (29%) o in case di proprietà (24,5%) e trovano lavoro soprattutto come domestici (le famiglie rappresentano il datore di lavoro non solo per quasi sei filippine su dieci, ma anche per poco meno di un quarto degli uomini).

L’immigrazione filippina -racconta Raffaella Maioni, responsabile nazionale delle Acli Colf - è storicamente radicata nel lavoro domestico. I filippini vengono generalmente considerati miti e affidabili e non è secondario il loro essere in maggioranza cattolici. Ma il punto è un altro: nel loro paese vengono organizzati corsi di formazione molto severi, lo Stato filippino li considera una sorta di eroi nazionali, per le rimesse che garantiscono. Non manca il risvolto negativo: le  autorità cercano di scoraggiare i ricongiungimenti familiari, proprio perchè solo tenendo figli o mariti lontani dalle lavoratrici si assicura quel flusso imponente di denaro”.

La Maioni sottolinea un altro aspetto tipico dell’immigrazione filippina: “Le loro comunità sono molto strutturate e radicate sul territorio. Si danno mutua assistenza”.

Fonte: La Repubblica