Medici Ribelli
Rifiutano regali e congressi sponsorizzati da Big Pharma, non ricevono gli infotmatori farmaceutici, prescrivono prodotti generici. Ma perchè lo fanno?
No grazie. No ai regali, ai gadget, ai viaggi spesati, ai congressi finanziati, alla ricerca sponsorizzata, alla formazione pilotata. E’ appassionata al voce di Luisella Grandori, fondatrice del gruppo indipendente nograziepagoio.it.
Appassionata e convinta che valga la pena, che la goccia possa diventare un mare. L’associazione ribelle è nata nel 2004 da un’idea di questa pediatra agguerrita, che non scende a compromessi. Oggi sono quasi 300 tra medici, infermieri e persino un informatore farmaceutico pentito, ad aver sottoscritto le regole del gruppo. Quali e perchè, lo abbiamo chiesto a Luisella Grandori a e Guido Giustetto, medico di famiglia, tra i primi nograziepagoio.it.
Il nome è già un programma. Ce lo speiga?
“Quando siamo nati, l’idea era non accettare neanche una biro da BigPharma. Figuriamoci un congresso, magari come quello annunciato qualche mese fa, in un hotel di lusso a San Martino di Castrozza per un corso dove si lavora fino alle 10.30 e si riprende alle 16, così c’è tempo per sciare. Oggi il nostro dissenso è più allargato. Tanto che stiamo pensando di modificare il nome dell’associazione, per diventare semplicemente i Nograzie”.
Cosa significa essere un Nograzie? E’ complicato?
“Più che un problema, per me è una liberazione non vedere più i rappresentanti farmaceutici. L’unica difficoltà che incontro è quando mi confronto con colleghi che non la pensanon come me, e mi ritrovo con prescrizioni specialistiche che mi sembrano più spinte dal marketing che dall’attenzione alla persona. In questi casi spiego al paziente che ci sono farmaci altrettando validi tra i prodotti più datati e dunque più studiati.
La vostra posizione verso gli informatori farmaceutici?
Non tutti li hanno messi alla porta, ognuno si regola come crede. Quando esercitavo li ricevevo, ma facevo controinformazione: dimostravo loro che l’informazione che facevano era, nel migliore dei casi, parziale. Altri Nograzie non li ricevano proprio: lo ritengono tempo perso.
In che senso?
“In una lettera interna, un direttore vendite di AstraZeneca paragonò gli studi medici a un sacco di denaro. Compito del rappresentante, a ogni visita, sarebbe stato prenderne una manciata. Per questo gli informatori frequentano corsi in cui imparano a capire i vari tipi di medici: scettico, arrendevole, prescrittore di un farmaco concorrente o altro. Di conseguenza scelgono le strategie facendo leva, di volta in volta, sul richiamo all’autorità (”il primario è entusiasta di questa nuova molecola”), sull’effetto di massa (”tutti i tuoi colleghi lo prescrivono”), sulla compassione (”mi dia una mano, ho poche prescrizioni”). Diversi studi dimostrano che neppure il medico più preparato è consapevole di queste strategie, così non riesce a proteggersi dagli assalti dei promotori, con i loro corollari: campioni gratuiti di gadget, depliant illustrativi, inviti a cene con conferenze di opinion leader o visite agli impianti industriali. Ciò che è grave è che troppo spesso l’informatore “dimentica” di segnalare gli effetti collaterali, controindicazioni e prezzo del prodotto e, se sollecitato, cerca di sminuirli”
Oggi il dissenso dei Nograzie si è ampliato: non si limita più ai finanziamenti.
Siamo nati rifiutando pranzi gratis e viaggi a cinque stelle, ma di recente l’attenzione si è spostata sul conflitto di interessi. L’anno scorso, cavalli di battaglia sono stati la lotta alla pubblicità diretta ai farmaci e l’Educazione Continua in Medicina (Ecm). Più del 50% dell’aggiornamento è finanziato dall’industria. Eppure ci sono altre strade Alfredo Pisacane, responsabile Ecm dell’univeristà Federico II di Napoli le ha scritte sul British Medical Journal: si tratta di bandire gli eventi in grande, lavorando con piccoli gruppi e dedicandosi al life learning, i problemi incontrati nella pratica quotidiana. Che si possa fare lo dimostrano gli eventi formativi organizzati dallo stesso Pisacane, rigorosamente senza sponsor. Anche l’Associazione Culturale dei Pediatri da tempo fa il congresso nazionale senza i soldi di Big Pharma. E il Centro Salute Internazionale di Bologna ha organizzato un meeting sul conflitto d’interesse tra i medici e industria senza ricevere un quattrino dell’aziende. Certo, è molto impegnativo. Ma se si lascia mano libera agli sponsor , il risultato può essere falsato. Le case farmaceutiche non sono società di beneficenza.
I pazienti come fanno a difendersi dalle pressioni?
Può essere sano un sano scetticismo, abbandonare l’atteggiamento fideistico, affidarsi a medici che non risolvono ogni malessere con un farmaco e che usano, quando è possibile, anche prodotti generici. Meglio essere critici verso i cosidetti esperti, gli opinion leader, che spesso hanno legami con case farmaceutiche. Infine, è bene tenere gli occhi aperti ogni volta che esce un nuovo screening o un nuovo farmaco, non fidarsi delle notizie sensazionalistiche ma rivolgendosi a un medico con cui si ha un rapporto di fiducia. Attenzione: i Nograzie non sono i primi della classe, non è detto che siano medici migliori. Sono solo persone che vogliono allertare i colleghi e i pazienti sui rischi dell’influenza di Big Pharma sulla salute”.
Fonte: D La Repubblica
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