Napoli: Infermieri in mutande

Al Loreto mancano le barelle, al Pellegrini sono insufficienti perfino le siringhe.
“Noi siamo in mutande ma c’è chi non ha neanche la barella”. Infermieri e operatori socio sanitari lo hanno fatto veramente.
Un gesto irriverente, estremo per gridare con forza “le condizioni vergognose in cui dobbiamo prestare assistenza”.
Ieri mattina (3 maggio), davanti all’ospedale Loreto Mare, la protesta è scoppiata con striscioni, slogan gridati al megafono e ancora le lenzuola appese alle finestre. Toni accesi, presidi della polizia e tanta rabbia, questa la mobilitazione di un centinaia di infermieri e Oss dell’Asl Na 1 Centro, fino all’exploit esasperato di un gruppo che si è spogliato, rimanendo in mutande sotto gli occhi increduli di tutti e il pronto intervento delle forze dell’ordine.
“Il problema va oltre la questione stipendi, protestiamo per le condizioni di degrado in cui lavoriamo, dalle aggressioni che subiamo perchè non ci sono presidi della polizia 24 ore su 24, alla carenza di materiali come barelle, letti e siringhe, e ancora la mancanza di ossigeno centralizzato in alcuni reparti, le scarse unità che devono smaltire sovraccarichi di lavoro, il mancato smistamento del 118 e i locali che non vengono utilizzati dall’Asl che ne è proprietaria e paga fitti d’oro altrove, come nel caso dell’ex ospedale Leonardo Bianchi”
Così Carlo Landolfi e Salvatore Barone, aderenti al Circ, il coordinamentio degli infermieri della Regione Campania, un movimento fuori dai sindacati, nato ufficialmente ieri con la partecipazione degli infermieri del Vecchio Pellegrini, del San Gennaro, del Loreto Mare, del Cto e del San Paolo.
“Le mutande sono il sinonimo di una situazione drammatica – spiega Salvatore La Fergola di “Infermieri Incazzati” – cerchiamo di arrangiare e prestare professionalità con materiali razionati e carenze di organico, questa protesta che ha avuto il suo epicentro al San Paolo è destinata a durare, per tutelare noi operatori ma anche la salute e dignità degli ammalati”.
In mutande anche gli operatori sociosanitari che “dopo corsi di formazione, promesse e lo stanziamento apposito di fondi dalla comunità Europea, sono ancora un esercito di lavoratori che attende l’inserimento negli ospedali”.
Il rapporto dovrebbe essere di tre operatori per ciascun infermiere “invece nei nosocomi il personale scarseggia e quello presente è in grave difficoltà per la grossa mole di lavoro” afferma Francesco Della Femmina dell’associazione Oss Napoli, anche lui in mutande.
Fonte: Melina Chiapparino
Mattino di Napoli

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