I governatori ottengono una norma in Finanziaria per bloccare le azioni legali contro di loro

debitoQuesto il clamoroso effetto della norma, contenuta nel maxiemendamento alla Finanziaria presentato dal relatore Massimo Corsaro, che, «per assicurare il conseguimento degli obiettivi del piano di rientro dei disavanzi sanitari», consente alle regioni di non essere oggetto delle azioni esecutive già avviate nei tribunali di mezza Italia da parte delle imprese fornitrici, per i debiti contratti in questi mesi con strutture ospedaliere e aziende sanitarie locali.

Tale “moratoria” ottenuta sui debiti fino ad ora maturati, come richiesto dai governatori rappresentati da Vasco Errani, rischia però di mettere in grave crisi centinaia di imprese che da mesi non vedono onorate le fatture, esponendole non solo al rischio della chiusura ma pure alla difficoltà di poter accedere al credito da parte del sistema bancario. Una stima fatta dal Taiis, cioè il Tavolo interassociativo imprese di servizi che riunisce 13 associazioni che rappresentano complessivamente 18 mila aziende, dice infatti che l’indebitamento verso i fornitori degli enti del servizio sanitario nazionale è di circa 49 miliardi di euro. E, fino a oggi, in media, i giorni di pagamento delle fatture commerciali da parte di Asl e ospedali è di 247 giorni, cioè di circa otto mesi.

Tempi già lunghi insomma che ora rischiano seriamente di allungarsi, visto che il comma 79 della legge finanziaria emendata alla Camera da Corsaro, prevede infatti che, «per un periodo di 12 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali e ospedaliere delle regioni medesime e i pignoramenti eventualmente eseguiti non vincolano gli enti debitori ed i tesorieri, i quali possono disporre delle somme per e finalità istituzionali degli enti, i relativi debiti insoluti producono, nel suddetto periodo di 12 mesi, esclusivamente gli interessi legali di cui all’articolo 1284 del codice civile, fatti salvi gli accordi tra e parti che prevedano tassi di interesse inferiori».

Immediata la reazione delle imprese che operano con il servizio sanitario nazionale, come Federterme. «L’impignorabilità per 12 mesi delle azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie delle regioni sottoposte ai Piani di rientro, prevista dal comma 79, è incostituzionale e avrà l’effetto di fare morire per asfissia le aziende termali italiane che vantano crediti certi pregressi per prestazioni sanitarie termali tempestivamente erogate, regolarmente prescritte dai medici del Servizio sanitario nazionale ma non pagate, in alcuni casi da più di 36 mesi. Prevedere per legge l’impignorabilità di tali crediti è incostituzionale e avrà come effetto di inaridire ogni fonte di credito, per non parlare delle pesantissime ricadute occupazionali», dice il presidente di Federterme Costanzo Jannotti Pecci. «Si vuole introdurre una norma incostituzionale nell’ordinamento solo per proteggere le Asl che hanno dimostrato concretamente di non saper gestire le risorse loro affidate o di gestirle irresponsabilmente. Non si possono condannare a morte lenta per asfissia proprio tutte quelle imprese che hanno dimostrato di aver rispettato i Piani di contenimento della spesa sanitaria, ricevendo in cambio i ritardi nei rimborsi e l’insolvenza; lo scudo protettivo a difesa delle Asl è l’ennesima prova che il nuovo assetto federalista potrà funzionare solo se realizzerà responsabilità di comportamenti e trasparenza operativa».