Ospedali senza personale
Mancano Medici e Infermieri. In Veneto mancano 3 mila sanitari. In Puglia ne mancano 12 mila.

I vuoti in corsia vengono colmati con i precari. Solo negli ospedali di Cosenza se ne contano 40. Annamaria Ferrari, della società italiana di medici d’urgenza, spiega che “la carenza di medici e infermieri è un problema in tutta Italia , ma a soffrire di più è il pronto soccorso, stretto tra tagli di letti per malati gravi, iperafflusso di pazienti e personale in fuga da stess e superlavoro“.
Lusenti dell’Anaao vede un futuro nero: “Ormai i medici restano precari fino a 40 anni e già a 50 cominciano a temere la rottamazione, per cui sono sempre più ricattabili da direttori generali lottizzati e magari maneggioni. Per le cliniche invece i tagli sono minimi: anzi, da quando il governo ha abolito il divieto di cumulo, i privati possono assumere a paghe più basse i professori espulsi dalla sanità pubblica. Ma il conto finale lo pagano sempre i contribuenti.
Il dramma nazionale di una sanità in deficit di personale e di letti per i malati gravi ha radici che affondano nello spaventoso debito pubblico, accumulato dall’Italia prima di Tangentopoli e nelle più recenti voragini aperte da alcune giunte regionali tra cui primeggiano il Lazio a cui il governatore Storace ha lasciato un debito-shock da 10 miliardi che oggi non si riesce ancora a ripianare e la Sicilia di Salvatore Cuffaro che arricchiva le cliniche mafiose.
A partire dal 2006 i ministri dell’Economia, da Padoa Schioppa a Tremonti, impongono piani di rientro e tagli di spesa sotto pena di commissariamento. Cinque regioni (Lazio, Campania, Sicilia, Abruzzo e Molise) sono ancora sulla graticola, ma le assunzioni vengono bloccate quasi ovunque. Il risultato è che i medici in uscita non vengono sostituiti. E le emergenze sono coperte da plotoni di “precari con poca formazione e nessun diritto, che però costano solo 1200 – 1300€”, lamenta Giuseppe Garraffo della Cisl. Così le corsie restano scoperte, ma poche regioni rendono noti i dati nel timore di perdere consensi. Un dato su tutti: nel 2004 l’Istat aveva censito 319mila medici occupati, nel 2008 ne ha contati 280mila: sono 39mila in meno.
Dello stesso anno, ad accelerare l’esodo dei dottori è il decreto Brunetta. Mentre la finanziaria 2009 impone ulteriori tagli dei posti letto per le malattie acute. Tra tante leggine che invece favoriscono la sanità privata e le industrie dei farmaci. Presentate come manovre scollegate, stanno producendo lo stesso effetto complessivo della riforma Gelmini sulla scuola: non osando dichiarare guerra alla sanità pubblica, la si sfascia dall’interno. Trasformando le regioni in esecutori del collasso.
In Veneto se n’è accorto l’assessore leghista Sandro Sandri, che dal 2009 scrive lettere di fuoco al ministri Renato Brunetta, denunciando “una vera e propria emergenza per il personale sanitario“, che ormai è “pesantemente inferiore al minimo vitale”. Nel carteggio Sandri srigmatizza “una carenza di circa 1000 medici e 2mila infermieri” solo in Veneto, con “rallentamenti delle cure e allungamento delle liste d’attesa”.
Brunetta è bersaglio anche di altre regioni perchè nel giugno 2008 il famoso articolo 72 del suo decreto prepensiona (anche) i medici pubblici, senza sostituirli, ad appena 58 anni. Secondo i calcoli dell’Anaao-Assomed, questa legge rischia di far sparire altri 17907 dottori in reparti già spaventosamente sguarniti.
Fonte: L’Espresso

marzo 24th, 2010 at 11:46
Inviate una mail di protesta io ho già fatto
“Nell’edizione di questa settimana de L’Espresso è presente una corposa inchiesta, dall’aria molto corporativista e lobbistica, sulla carenza dei Medici in Italia e del pericolo del blocco della sanità a causa di questa mancanza, alla fine della nota la copertina “incriminata”.
Noi infermieri sappiamo qual’è la verità giusto?
Aiutatevi per una volta e aiutate tutta la categoria professionale inviando una mail di protesta al Direttore de L’Espresso.
L’indirizzo è: letterealdirettore@espressoedit.it
Questa è quella che ho inviato io, potete copiarla, modificarla, usarla come spunto, farne quello che volete.
Gentile Direttore,
eviterò giri di parole, che non mi sono consoni, e andrò subito al cuore del problema.
L’inchiesta settimanale de L’Espresso, ultimo numero, mi ha lasciato prima stupefatto, poi indignato; sostenere, come si è fatto, che in Italia si rischi la paralisi per la carenza di Medici è fuorviante, errato e fazioso. Lasciando sostanzialmente l’amaro in bocca a chi conosce la reale situazione, o è semplicemente informato, e la sensazione di una manovra corporativista della “lobby dei camici bianchi”.
Non si fidi di me o delle mie parole.
Legga, o faccia leggere a chi il servizio l’ha scritto, il rapporto OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, organo della Comunità Europea, del 2008; in questo rapporto si legge esattamente il contrario di quanto dichiarato da L’Espresso, probabilmente perchè in Europa la già citata “lobby dei camici bianchi” non ha lo stesso peso politico che può ostentare in Italia. Nel nostro paese ci sono troppi medici e pochi infermieri. Questi sono i dati reali che l’OCSE ha raccolto e divulgato, e da quel rapporto copio quanto segue:
“Infatti, secondo il rapporto l’Italia ha il piu’ alto numero al mondo di medici per abitante: piu’ di 600 medici ogni 100 mila abitanti nel 2005. Questo esubero si e’ sviluppato tra gli anni Settanta e gli anni Novanta, periodo in cui il numero degli studenti di medicina e’ aumentato notevolmente: solo nel 1980, 17 mila studenti iscritti. Dagli anni Novanta, il numero chiuso alle universita’ ha portato a una riduzione del numero di iscritti, che nel 2006 e’ sceso a 5623.Il settore infermieristico invece deve far fronte al problema opposto.
L’Italia ha meno infermieri che dottori, la maggior parte dei quali (70%) lavorano in strutture pubbliche. L’universita’ italiana non forma abbastanza infermieri e, secondo la Federazione nazionale Ipasvi, nel 2006 la carenza ammontava a circa 60 mila, per una mancanza di copertura dei posti di lavoro pari al 15%.Per risolvere la carenza cronica di infermieri, alcune Regioni hanno creato nuove figure professionali come quella dell’assistente sanitario, riducendo cosi’ il carico di lavoro degli infermieri specializzati che storicamente svolgono anche compiti di pulizia e movimento dei pazienti. Inoltre la carenza di infermieri potrebbe essere in parte colmata dall’assunzione di personale proveniente dall’estero. Ma a causa della competizione con i Paesi esteri, che offrono salari piu’ alti e condizioni di lavoro migliori e delle complesse politiche di immigrazione, il numero di infermieri stranieri in Italia e’ ancora molto basso: 6730 nel 2005, di cui un terzo proveniente dall’Unione europea.”
Se mi è permessa una divagazione le assicuro che capisco la difficoltà dei giornalisti italiani, per non dire della “malizia”, nell’identificare la figura dell’infermiere; ultimo caso la notizia data da Il Giornale che titolava pochi giorni fà “Infermiera assenteista costretta a risarcire l’azienda coin 6 mesi di lavoro gratis”, salvo poi scoprire, leggendo l’articolo, che in realtà si trattava di una fisioterapista; eppure sono passati oltre 15 anni dall’ingresso degli infermieri nelle Università italiane e più di 10 dalla definitiva trasformazione del titolo in Laurea in Infermieristica. Sembra che nessuno lo sappia, ma l’infermiere oggi in Italia è un Dotttore, laureato e obbligato, per esercitare la propria professione, all’iscrizione al Collegio, che da 10 anni aspetta la trasformazione in Ordine, ma stiamo divagando. E’, per legge, il professionista che si occupa dell’asssistenza infermieristica; non è più, se mai lo è stato nella realtà e non nell’immaginario comune, il “galoppino” del medico. Sopratutto non è l’unica figura presente in Ospedale o nelle Cliniche, dove per i giornalisti, non in via esclusiva, lo ammetto, se non è un medico è un infermiere. Eppure sono ormai molti anni che nelle corsie dei nostri nosocomi si aggirano OSS, OTA, ausiliari, Fisioterapisti, Tecnici di vario genere, ecc. ecc.
Tornando all’inchiesta in oggetto, dove non mi pare di aver letto che in Italia ai medici di famiglia è permesso avere fino a 1500 assistiti, mentre la media nazionale è di poco superiore ai 1000, quindi in realtà paghiamo i medici per lavorare meno di quello che potrebbero, è stato troppo facile sostenere che i tempi di attesa ai Pronto Soccorso sono eccessivamente lunghi per la carenza dei medici!
Le assicuro, per esperienza lavorativa, che i tempi di attesa sono lunghi per ben altri motivi. I tecnici di radiologia, as esempio, devono soddisfare le utenze interne, quelle esterne, le urgenze dei reparti di degenza e quelle del Pronto Soccorso: avere una sala radiologica dedicata probabilmente aiuterebbe, lei che ne pensa?
In tutti i paesi economicamente sviluppati esiste poi la procedura del See and treath, tranne in Italia, dove solo le regioni Lombardia, Emilia Romagna e in parte la Toscana, lo hanno attivato in via sperimentale.
Cosa è il See and treath?
E’ una procedura, caratterizzata da standard di intervento, che permette all’infermiere del triage, la raccolta dati e la decisione sulla urgenza dell’intervento che viene fatta all’ingresso al Pronto Soccorso, di prescrivere semplici accertamenti per velocizzare ed indirizzare l’intervento stesso.
Cercherò di essere più chiaro con un esempio pratico.
Paziente di 60 anni, caduto in casa dopo uno svenimento, si presenta al Pronto Soccorso con dolore al braccio destro e al torace.
Procedura classica:
- triage
- identificazione dell’intervento con codice giallo
- sistemazione del paziente a letto
- visita del medico
- prescrizione degli esami ematici e dell’elettrocardiogramma
- analisi dei risultati
- prescrizione di radiografia al braccio
- analisi dell’RX
- eventuale richiesta di consulenza ortopedica
- dimissione o ricovero
Procedura see and treath
- triage
- identificazione dell’intervento in codice giallo
- sistemazione del paziente a letto
- esecuzione del prelievo ematico e dell’elettrocardiogramma
- invio in radiologia per eseguire radiografia al braccio
- visita medica con già presenti TUTTI i risultati degli esami
- dimissione o ricovero
Il risparmio di tempo è stato calcolato essere, nel Regno Unito, tra la metà ed un terzo rispetto al sistema classico.
Questo sistema prevede però l’aumento della dotazione organica di infermieri, che si occupano evidentemente di una mole di lavoro maggiore, infermieri che, come già sostenuto dall’OCSE e dalla Federazione Nazionale Collegi IPASVI, sono già in sofferenza per circa 70.000 unità mancanti.
Nonostante tutto questo però si continua a negare agli infermieri un riconoscimento economico adeguato, gli stipendi degli infermieri italiani sono di 600 euro (SEICENTO) inferiori alla media europea, al contrario degli emolumenti dei medici che sono, mediamente. superiori alla media europea di 1000 (MILLE) euro.
Oltetutto ai medici italiani, al contrario degli infermieri, è permesso inoltre svolgere la libera professione oltre a quella pubblica, andando così ad aumentare il loro già consistente gruzzolo mensile. La legge che permetterebbe anche agli infermieri, e a tutti i professionisti sanitari, di fare la stessa cosa è ferma in Parlamento da molti anni, bloccata in Commissione da uno schieramente trasversale ai partiti ma accumunato dal fatto di appartenere, che scoperta, all’Ordine dei Medici.
A quanto pare però questo schieramento, lo sottolineo ancora, ha potere anche sulla stampa, come è evidente.
Poche settimane fà ha avuto grande risalto, su quasi tutte le testate, la ricerca dell’Ordine dei Medici sull’importanza di lavarsi le mani per i professionisti sanitari. Conclusione a cui era giunta Florence Nightingale durante la Guerra di Crimea, 160 anni fà. Lei però era una semplice infermiera, non un medico…
Gli esempi, e le giuste reciminazioni professionali della categoria, porterebbero via troppo tempo a lei ed a me; se riterrà di documentarsi meglio, ed offrire ai lettori de L’Espresso una visione realistica e non lobbistica della situazione della sanità italiana e quindi della salute di ogni cittadino, sono certo che saprà a chi rivolgersi, non mancando, anche in rete, i dati da cui attingere.
Cordialmente. “