Sul portale www.lavorosalute.it siamo allo ricerca di infermieri specializzati in terapia intensiva neonatale.
Da qui, ci siamo resi conto che, se si intervistasse un bel campione di persone e si chiedesse loro di definire il ruolo dell’infermiere in una corsia di chirurgia o di medicina, è probabile che potrebbero, sia pur approssimativamente, coglierne gli aspetti più noti. Ma se alle stesse persone si chiedesse chi sono e che cosa fanno gli infermieri in una terapia intensiva neonatale, la risposta non arriverebbe altrettanto facilmente.

Così abbiamo deciso di utilizzare le parole dell’infermiere Denis Pisano, dell’unità di Patologia e Terapia Intensiva Neonatale di Cagliari, che abbiamo recuperato in internet, per far luce su un settore della sanità che può, a detta dell’infermiere Denis, rappresentare il fiore all’occhiello delle professioni sanitarie.

Aiutaci a capire anche tu, commenti e altre esperienze sul campo saranno gradite e messe on line.

Denis dice: “Si tratta di scattare alcune “istantanee” che aiutino anche a evidenziare quanta passione e motivazione occorra per assistere con efficacia e grande sensibilità i neonati con importanti problemi alla nascita.

Sono proprio il neonato critico e il suo nucleo familiare gli elementi intorno ai quali si concentra l’attività quotidiana del team infermieristico nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale. Considerazione prevedibile? Forse. Ma non completamente rivelatrice di ciò che in realtà significhi operare in questo contesto.

Il nostro lavoro è fatto di tante cose, talvolta belle, altre no: è interazione empatica con il neonato e con i suoi genitori; è stretta collaborazione con le altre figure del team di lavoro o piani assistenziali complessi e sempre in evoluzione. È un lavoro che pone al centro un neonato che richiede il massimo livello di specializzazione (assistenza respiratoria con ventilazione meccanica, monitoraggio continuo dei parametri vitali, terapie farmacologiche particolari e strumentazioni tecnologicamente sofisticate) e, soprattutto, un approccio medico e infermieristico esperto e attento.

A partire dalla mia esperienza di questi ultimi dieci anni di attività, posso ragionevolmente affermare che il raggiungimento di una sufficiente autonomia operativa del personale infermieristico di nuova assunzione, nelle terapie intensive neonatali, spesso necessita di un periodo superiore ai 6-7 mesi. Potrebbe sembrare un tempo relativamente lungo se lo paragoniamo al training formativo di altri settori dell’attività assistenziale, ma acquisire un adeguato know-how richiede pazienza, studio, dedizione e accettazione dei ritmi che sono propri delle unità di terapia intensiva.

Alla fine, l’infermiere rappresenterà per l’azienda sanitaria una grande risorsa ed un grande investimento in termini sociali ed economici.

Ci sono caratteristiche imprescindibili che devono essere acquisite per potersi definire un “buon infermiere” di terapia intensiva neonatale. Proviamo a fare qualche considerazione:

1) Il peso ponderale molto basso, la marcata immaturità degli organi e apparati, che si riscontra nei nostri piccoli neonati, richiede l’acquisizione di un’ottima manualità nelle manovre assistenziali. Si pensi, solo per citare un esempio, cosa significhi accudire un neonato che pesa meno di 500 grammi. In questi piccoli neonati la cute appare sottile e di consistenza quasi “gelatinosa” e ogni piccolo gesto comporta il rischio di lacerare questa fragile protezione. Non solo, partendo dall’assunto che più il neonato è piccolo per età gestazionale e peso, più necessita di cure intensive, si capisce che si è costretti ad entrare in contatto con lui molte volte al giorno.

Perché? I motivi sono davvero tanti: curare l’igiene, sostituire medicazioni, reperire vie di somministrazione endovenosa per farmaci e nutrimenti, cambiare la posizione del corpo; ci sono poi le visite mediche, i prelievi ematici, i controlli radiografici, la sostituzione del suo “nido” di protezione, ecc. Sarebbe un elenco assai lungo e mi fermo qui. Naturalmente, sappiate che facciamo di tutto per ridurre ai minimi questi contatti obbligati e che invece promuoviamo le carezze, le coccole ed il contatto gentile come valido strumento di consolazione e comunicazione.

2) Operare in terapia intensiva neonatale implica, per l’infermiere, la corretta conoscenza dei diversi sistemi tecnologici fondamentali nel processo di diagnosi, terapia e monitoraggio del neonato critico; ne cito alcuni: i tanti tipi di ventilatore neonatale, le apparecchiature per il monitoraggio continuo dei parametri vitali (frequenza del battito cardiaco e del respiro, la quantità di anidride carbonica e ossigeno nel sangue), i sistemi d’infusione endovenosa, e, non di meno, le sofisticate termoculle neonatali, meglio conosciute come “incubatrici”.

Conoscere bene queste macchine significa muoversi con rapidità quando serve e garantire stabilità assistenziale quando si riscontrano problemi tecnici.

3) Il neonato non chiede, non chiama, non scrive. Questa assenza di informazioni convenzionali tra operatore e neonato deve essere supportata da un’adeguata capacità di interpretare i segni e i parametri riscontrabili solo con l’osservazione attenta e l’analisi dei dati strumentali. Il pianto, il colorito cutaneo, i movimenti del corpo e le espressioni del viso sono le uniche “veline” da interpretare. L’infermiere, anche per la maggiore quantità di tempo a contatto diretto con il neonato, rappresenta il primo rilevatore di anomalie da sottoporre all’attenzione medica. Questa importante abilità, tra le più difficili da acquisire, necessita di tempo e di grande esperienza.

Per concludere, un’ultima breve considerazione.

I genitori dei neonati ricoverati in terapia intensiva vivono un disagio psicologico molto forte. L’ansia, il disorientamento e la paura per le aspettative di salute del proprio bambino possono determinare sentimenti di grande impatto emotivo. Provate ad immaginare cosa significhi per un genitore entrare in un ambiente fatto di rumori, allarmi, estranei in divisa e vedere il proprio figlio chiuso in una “teca” di plexiglas, circondato da fili, tubi e macchine elettroniche.

Appare chiaro che diventa imprescindibile, per noi operatori, adottare un modello comunicativo che sia capace di rendere facile l’interazione empatica con il genitore. Nessun infermiere può dirsi completo se non sviluppa capacità di ascolto ed una grande sensibilità verso le emozioni altrui. È un atteggiamento che si può acquisire e che ha sempre un effetto straordinario: ci consente di instaurare un rapporto di fiducia reciproco e durevole che migliora la qualità del nostro lavoro e il benessere del neonato.”

Questo il racconto dato dall’esperienza lavorativa di Denis, e tu che ne pensi? Hai qualcosa da aggiungere? Contribuisci anche tu a far conoscere meglio l’infermiere di terapia intensiva…