Intervista a Amedeo Bianco, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo)

fnomceo
“Stiamo studiando al tavolo tecnico con il Ministro della Sanità, Fazio, le proposte che speriamo poi il governo voglia raccogliere su una riforma delle professioni sanitarie. Noi, dal canto nostro, abbiamo già individuato tre punti importanti” A parlare è Amedeo Bianco, presidente di Fnomceo.

Presidente, quali sono questi 3 punti?
Il primo riguarda la formazione, l’aggiornamento e la certificazione dei titoli professionali. Il secondo riguarda le società professionali e soprattutto quelle multiprofessionali, con particolare riguardo ai soci di capitale. Il terzo punto riguarda la pubblicità, ovvero la comunicazione dell’informazione sanitaria”

Partiamo da quest’ultimo punto, quello della pubblicità, che sembra starvi particolarmente a cuore. Qual è l’attuale situazione?
Attualmente c’è una completa deregulation dell’informazione sanitaria dovuta al decreto Bersani

Il decreto Bersani sulle liberalizzazioni ha reso possibile qualunque forma di comunicazione nel campo delle prestazioni sanitarie?
Non è proprio così. In realtà il dcreto Bersani rimanda a un ruolo dell’Ordine in merito al controllo sulla correttezza della comunicazione

Non basta questo controllo da parte dell’Ordine?
C’è il fatto che l’Antitrust dà di questo decreto un’interpretazione molto restrittiva. Ad esempio impedisce un “controllo preventivo” da parte dell’Ordine

E secondo Voi invece?
Secondo noi servono regole più stringenti sulle comunicazioni di attività e servizi nel campo sanitario che andrebbero ad esclusivo vantaggio dei cittadini

Passiamo al tema delle società professionali e multiprofessionali. Quali sono i problemi?
E’ soprattutto il tema delle società multiprofessionali e quelle dove ci sono anche soci di capitale a meritare la maggiore attenzione. Per quanto riguarda le prime, deve essere chiaro con il paziente il rapporto con chi rende la prestazione: in sostanza deve capire chi la fa davvero

E per le società di capitale?
Chi investe ha naturalmente un interesse legittimo a remunerare il proprio capitale. Tuttavia, secondo noi occorre individuare un tetto di soci di capitale, in modo comunque che non ne abbiano la maggioranza. E poi, secondo noi, i soci di capitale non possono entrare e uscire quando vogliono, perchè così metterebbero in crisi la stabilità della società. Questi sono alcuni paletti da mettere per i quali serve all’inizio una legge quadro. Poi un decreto legislativo entrerà nei dettagli giuridici che non sono cose da poco. Questa secondo noi è la strada più semplice

Tuttavia le società professionali e anche quelle con soci di capitale già esistono e sono operative…
Sì, ma appunto secondo noi servono maggiori paletti

Parliamo del tema sempre dolente delle tariffe minime professionali. Il decreto Bersani le cancellò anche per voi. E anche voi le volete di nuovo reintrodurre. Perchè?
Intanto dobbiamo ricordare chele nostre tariffe minime, quando nel 2006 sono state abolite, erano già vecchissime: risalivano infatti al lontano 1992. Secondo noi le tariffe minime devono indentificare il costo minimo dei fattori di produzione, per cui una certa prestazione non può scendere al di sotto di una data soglia senza perdere qualità

Una prima obizione facile: chi ci assicura che dietro una prestazione che formalmente rispetta le tariffe minime ci sia davvero una buona qualità?
E’ vero, ma è vero anche il contrario. E cioè, se si va troppo sotto una certa soglia minima manca sicuramente la qualità della prestazione. Certe tariffe, spinte al di sotto di certi liniti, non remunerano la qualità

C’è stato qualche fattore determinante che vi ha convinti che senza tariffe minime i medici ci rimettono, e secondo la vostra visione, anche i pazienti?
Nei mesi scorsi ci sono state alcune iniziative di pubbliche amministrazioni per mettere a gara alcune prestazioni mediche come le visite, gli elettrocardiogrammi ecc. Ebbene, ci sono stati singoli professionisti o associazioni che hanno vinto la gara con ribassi che sono arrivati anche al 40 per cento dell’importo di base. Una visita di medicina del lavoro è arrivata a costare anche 5-6 euro. Secondo noi questo non è giusto. E, soprattutto, non da alcuna garanzia al paziente. Perchè il tempo è denaro e se io vengo pagato troppo poco sono anche spinto a fare più visite o altre prestazioni in un certo arco di tempo. Il fattore tempo è sicuramente un indice di qualità della prestazione.

Fonte: Affari&Finanza – Adriano Bonafede