Sopravvivenza in corsia
Più sicurezza per chi debutta in corsia se c’è il Mentore
Un gruppo di ricerca dell’Università di Torino, insieme alla Regione Piemonte, ha approfondito alcuni aspetti della vita di una persona che lavora.
Medici e infermieri, ad esempio, sia per cominciare un nuovo lavoro o in virtù di un trasferimento, si trovano a dover elaborare, più o meno consapevolmente, una propria strategia di “sopravvivenza”.
Il progetto Entrare in azienda: forme di supporto e possibili risultati, realizzato con la supervisione di Giampiero Quaglino, docente di psicologia, ha coinvolto 190 professionisti sanitari, prevalentemente donne (64%), infermiere (solo il 20,5% dei medici ha risposto), assunte a tempo indeterminato (83%).
Nel 45% dei casi, i sanitari avevano già pregresse esperienze di lavoro, ma molte non avevano mai lavorato prima (35%). Il resto del campione era composto da personale trasferito.
In generale, sono proprio le donne ad aver ottenuto un punteggio più elevato sulla soddisfazione lavorativa, mentre gli uomini instaurano un rapporto migliore coi superiori.
Per un “ultimo arrivato”, la possibilità di avere un mentore, ossia una guida, è importante.
Il lavoratore che ha qualcuno a cui riferirsi dichiara di essere “più soddisfatto” del lavoro svolto e del suo ambiente; ha un miglior rapporto con le gerarchie ed una percezione più emotiva del contesto.
Una persona che si è trasferita, invece, ha maggiori possibilità di trovarsi male con gli altri e, quindi, di valutare più negativamente il lavoro.
Chi opera in una piccola unità di lavoro, in genere, instaura un miglior rapporto coi colleghi e vive meglio l’ingresso lavorativo: ben il 95% dei lavoratori ha dichiarato di avere, nei più anziani, le guide per imparare: dall’indagine è emerso che la maggior parte dei mentori è donna con almeno 17 anni di esperienza.
Nella vita in corsia, secondo lo studio, spesso appare critico il rapporto con l’azienda e il disagio aumenta con l’età. A subirne le conseguenze sono sia i medici che gli infermieri; mentre sul conflitto di ruolo, i feedback più negativi provengono soprattutto da questi ultimi.

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