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	<title>Lavoro Salute Blog &#187; Operatori Sanitari</title>
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	<description>Lo spazio dedicato all&#039;informazione sul lavoro nel mondo della salute</description>
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		<title>Il welfare cambia le professioni, la riscossa dei nuovi infermieri</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 12:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lavorosalute</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sanità, tra privatizzazioni e nuove tecnologie. Movimento incerto e contraddittorio di almeno tre lavori, quello dell&#8217;insegnante, dell&#8217;infermiere e dell&#8217;assistente sociale. La dimensione umana si scontra con le nuove esigenze tecnico-manageriali, lo Stato non è più l&#8217;unico datore di lavoro e i percorsi professionali di crescita sono tutti da costruire. Però chi vuole rivalutare le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a id="testo">La sanità, tra privatizzazioni e nuove tecnologie. Movimento incerto e  contraddittorio di almeno tre lavori, quello dell&#8217;insegnante,  dell&#8217;infermiere e dell&#8217;assistente sociale.</a></h3>
<p><a href="http://newsblog.lavorosalute.it/wp-content/uploads/quarto_stato.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1204" title="quarto_stato" src="http://newsblog.lavorosalute.it/wp-content/uploads/quarto_stato-300x126.jpg" alt="" width="240" height="101" /></a><br />
La dimensione umana si scontra con le nuove esigenze tecnico-manageriali, <strong>lo Stato non è più l&#8217;unico datore di lavoro e i percorsi pr</strong><strong>ofessionali di crescita sono tutti da costruire.</strong> Però chi vuole rivalutare le professioni del welfare «non può limitarsi a una difesa becera dello status di dipendente pubblico, deve stare dentro il gioco del cambiamento». Così la pensa Mauro Magatti, preside di Sociologia all&#8217;Università Cattolica di Milano che, per conto della Cisl lombarda, ha condotto un&#8217;indagine concretizzatasi in 30o interviste e un rapporto finale. <strong>«Scuola, sanità e assistenza — spiega Magatti — sono mondi in trasformazione, caotica e divergente». </strong>A soffrire di questo disordine è il processo di costruzione dell&#8217;identità professionale dei dipendenti.</p>
<p><span id="more-1203"></span></p>
<p><strong>Per quanto riguarda la scuola l&#8217;immobilismo si tocca con mano.</strong> Non ci sono state novità organizzative rilevanti, le forme contrattuali sono sempre le stesse e la didattica idem. II rapporto Cisl sintetizza il tutto come «perdita di centralità», l&#8217;investimento emotivo dei genitori è assai minore e questa sensazione si trasmette ai figli. Risultato: <strong>la scuola viene percepita come un servizio da consumare, con annesse tendenze al «soddisfatti o rimborsati»</strong>. <strong>La conseguenza su chi insegna è di essere chiamato a mediare continuamente tra tutto e tutti, dai genitori alle direttive ministeriali.</strong> «E in queste condizioni — scrivono i ricercatori — prevalgono anche tra i lavoratori le resistenze al cambiamento. Invece di prendere in mano la situazione, si finisce per auto-condannarsi alla marginalità». Anche perché al momento dell&#8217;ingresso nella professione non esiste una costruzione di competenze adeguata al ruolo che sarà effettivamente ricoperto.</p>
<p><strong>Diverso è il caso degli <a href="http://www.lavorosalute.it/Offerte_di_lavoro.aspx" target="_blank">infermieri</a> lombardi</strong>. Nella sanità il cambiamento è molto più profondo che nella scuola. <strong>Sia la privatizzazione sia la riorganizzazione tecnico -organizzativa (dai contratti ai turni) si sono fatte sentire di più.</strong> Lo dimostrano le numerose cliniche private e case per anziani che si sono affiancate agli ospedali pubblici come sbocco lavorativo. «Se devo però dare un giudizio definitivo, dico che<strong> <a href="http://www.lavorosalute.it/operatore_sanitario.aspx" target="_blank">la professione di infermiere si sta valorizzando,</a> oggi guarda verso l&#8217;alto</strong>» sostiene Magatti. Assieme all&#8217;aumento dell&#8217;autonomia e all&#8217;irrobustimento delle competenze tecnico-operative. Per essere pienamente convinti della tendenza positiva imboccata dalla loro professione gli infermieri aspettano altri due discontinuità: un inquadramento retributivo meno penalizzante e la fine dell&#8217;invisibilità sociale.</p>
<p><strong>Ma il lavoro infermieristico è estremamente eterogeneo</strong>, l&#8217;impiego in un pronto soccorso risulta solo parzialmente comparabile con quello svolto in un reparto di terapia intensiva o di rianimazione o anche con quello prestato a domicilio del paziente. E scontato quindi che il cambiamento venga vissuto da una parte dei dipendenti con rimpianto. S<strong>i teme lo slittamento dalla centralità della persona a quella della prestazione, con annesse logiche di mercato e ottimizzazione dei costi.</strong> E accanto a ricadute positive, come la riqualificazione e il riconoscimento della professionalità dell&#8217;infermiere, ce ne sono altre meno apprezzate. I ricercatori definiscono tutto ciò come <strong>un conflitto «tra l&#8217;etica tradizionale della professione e i processi innovativi in atto» e pensano che nel breve possa produrre contrasti tra le diverse generazioni di infermieri e tra loro e il management della sanità.</strong> Ma si tratta di conflitti che recano in sé maggiori potenzialità che nella scuola.</p>
<p><strong>Infine gli assistenti sociali, sempre lombardi</strong>. Molti di loro vengono dal servizio civile e dall&#8217;attività di volontariato. La motivazione è per tutti molto alta. <strong>Anche se chi sceglie questo lavoro sa che lo stipendio non è tra i punti forti (anzi) e che offre pochi sbocchi professionali. </strong>In sede di assunzione gli uomini sono preferiti perché «l&#8217;educatore maschio è una figura paterna e normativa, sa essere più autoritario se è il caso ed è fisicamente più forte di una donna con i disabili quando c&#8217;è bisogno di aiutare una persona per aiutarla in bagno». Nella vita di tutti i giorni si rivela una professione che tende a fondere ruolo e persona, non si stacca mai. E persino le scelte più intime ne risultano condizionate.</p>
<p><strong>L&#8217;assistenza si privatizza anche se in maniera sui generis, </strong>mentre restano fuori dalla porta le innovazioni tecnologiche vuoi per ritardi culturali vuoi per mancanza di finanziamenti. <strong>Sono comunque iniziate in questi anni importanti esperienze (di cultura privatistica) di maggiore valutazione del lavoro svolto.</strong> La novità è stata salutata con favore dagli educatori perché <strong>correvano il rischio di essere percepiti solo come «quelli che passano le giornate in comunità con i ragazzi». Quasi dei <a href="http://www.lavorosalute.it/badante.aspx" target="_blank">badanti</a> per giovani.</strong></p>
<p>Però se comporre un puzzle della professione è semplice, <strong>individuare una traiettoria del mutamento lo è meno.</strong> <strong>«Alcune pratiche cominciano a spingere in direzione di una tecnicizzazione, altre verso una privatizzazione confusa e qualche volta priva di regole, altre ancora puntano decisamente sulla valorizzazione della dimensione umana</strong> — sostiene Magatti —. Ma il vero pericolo è che di fronte ai tagli di budget e all&#8217;incapacità di entrare in rapporto con l&#8217;innovazione inizi una fase di ripiegamento. E gli assistenti sociali rinuncino a valorizzarsi». Per loro e per gli altri professionisti del welfare il bivio è proprio questo. <strong>Per quanto sia incerto e faticoso il cambiamento, partita non giocata è partita persa.</strong></p>
<p>Fonte: Dario Di Vico &#8211; Corriere della Sera</p>
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		<title>Prevenzione incidenti domestici: &#8220;Casa salvi tutti&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 09:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lavorosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assistenti Personali]]></category>
		<category><![CDATA[Aziende sanitarie]]></category>
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		<description><![CDATA[La campagna informativa è a sostegno dei progetti di prevenzione rivolti a chi è più a rischio di incidente domestico:  bambini e anziani. “Casa salvi tutti” è il messaggio che la Regione Emilia-Romagna sta lanciando in questi giorni per la prevenzione degli incidenti domestici. Come noto, gli incidenti domestici riguardano in primo luogo i bambini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>La campagna informativa è a sostegno dei progetti di prevenzione rivolti  a chi è più a rischio di incidente domestico:  bambini e anziani.</h3>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-924" title="images1" src="http://newsblog.lavorosalute.it/wp-content/uploads/images11.jpg" alt="images1" width="157" height="110" /></strong></p>
<p><strong>“Casa salvi tutti” </strong>è il messaggio che la <strong>Regione Emilia-Romagna</strong> sta lanciando in questi giorni per la prevenzione degli incidenti  domestici. Come noto, gli <strong>incidenti domestici</strong> riguardano in primo luogo i  bambini e le persone anziane. E a loro sono rivolti specifici progetti  di prevenzione, a sostegno dei quali sono stati realizzati opuscoli,  locandine, brevi filmati che illustrano come, attraverso semplici  precauzioni e semplici adeguamenti, si possano ridurre i fattori di  rischio.</p>
<p><strong> Quattro sono i progetti</strong> in campo in tutto il territorio regionale, <strong>2  rivolti agli anziani</strong>, <strong>2 rivolti ai bambini</strong>, portati avanti dalle Aziende  Usl (Dipartimenti di sanità pubblica) con il coinvolgimento dei Comuni,  della scuola, delle associazioni di volontariato.</p>
<p><span id="more-922"></span></p>
<p><span><strong><span style="text-decoration: underline;">Le iniziative in corso  per gli anziani</span></strong><br />
</span>Per gli anziani, uno dei progetti punta a <strong>ridurre il rischio di  caduta in casa</strong>. E’ gestito dai <a href="http://www.lavorosalute.it/operatore_sanitario.aspx" target="_blank"><strong>terapisti della riabilitazione</strong></a><strong> </strong>delle  Aziende Usl ed è <strong>rivolto alle persone con più di ottanta anni di età,  vittime di una caduta in casa nell’ultimo anno, a cui si offre un  programma  di attività fisica e fisioterapica</strong>, adattato alle esigenze e  ai bisogni della singola persona anziana. Il progetto è stato avviato in  6 Aziende Usl (Piacenza, Modena, Bologna, Imola, Forlì, coinvolgendo  174 persone).<br />
<strong> L’altro progetto</strong> rivolto alle persone anziane <strong>prevede visite domiciliari  per verificare gli aspetti strutturali e impiantistici delle abitazioni  e promuovere interventi per ridurre i rischi.</strong> Il percorso inizia nei  luoghi di aggregazione di persone anziane e pensionati, dove sono  organizzati incontri di “educazione alla salute” e di prevenzione del  rischio. Alcuni volontari anziani, dopo una fase di formazione  specifica, propongono le visite di verifica delle abitazioni di amici e  amiche coetanei per individuare insieme a loro le fonti di rischio e  indicare soluzioni e accorgimenti utili a scongiurare incidenti  domestici. <strong>Sei Aziende Usl sono attualmente coinvolte</strong>, insieme a realtà  associative locali: Piacenza, Reggio Emilia, Bologna, Imola, Cesena,  Rimini. Tra giugno e luglio  il progetto verrà attivato anche nelle  Aziende Usl di Parma, Modena, Forlì.</p>
<p><span><strong><span style="text-decoration: underline;">Le iniziative in corso per i  bambini</span></strong><br />
</span><strong>Il primo progetto</strong>, che prevede <strong>incontri con i genitori per  aumentare la consapevolezza riguardo ai fattori di rischio in casa</strong>, è   associato al percorso di vaccinazione dei nuovi nati. <strong>Gli <a href="http://www.lavorosalute.it/operatore_sanitario.aspx" target="_blank">operatori  sanitari</a> prendono contatto con i genitori dei piccoli e propongono loro  un percorso formativo che segue, in tre momenti, i tempi del calendario  vaccinale.</strong><br />
Un primo round sperimentale del progetto si è concluso nei Distretti di  cinque Aziende Usl: Piacenza, Parma (Distretti di Fidenza e Noceto),  Modena (Distretto di Vignola), Bologna (Quartieri Pilastro, Savena,  santo Stefano, Navile) e Ravenna, coinvolgendo 192 genitori, per un  totale di 92 incontri a domicilio già realizzati. In giugno e luglio il  progetto prosegue ancora nel piacentino, nel bolognese, a Forlì e a  Cesena, dove viene attivato un programma destinato alla popolazione  straniera.<br />
<strong> Il secondo progetto</strong> rivolto ai genitori dei bimbi è svolto con la  collaborazione del personale dei servizi educativi di tutta la regione.  <strong>Attraverso l’impegno dei Coordinamenti pedagogici provinciali, vengono  favoriti incontri informativi tra operatori e insegnanti di nido,  materne, centri gioco, centri famiglia e genitori, sempre per verificare  il grado di consapevolezza sui rischi e per aumentare il grado di  sicurezza degli ambienti della casa.</strong> Il progetto è attivo in 6 Aziende  Usl: Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Imola, Rimini. Nei mesi  di giugno e settembre sono previsti incontri nei nidi e scuole di  infanzia a Forlì, Forlimpopoli, Modena e Reggio Emilia. Sono in fase di  pianificazione anche incontri con  le mamme che frequentano i centri per  gli stranieri, anche con l’ausilio della mediazione culturale offerta  dagli operatori degli stessi centri.</p>
<p>Tutta la campagna di prevenzione degli incidenti domestici è  coordinata da un gruppo di lavoro regionale. In ogni Azienda Usl è  presente il referente aziendale. Per informazioni telefonare al numero  verde del Servizio sanitario regionale 800 033 033 tutti i giorni  feriali dalle ore 8,30 alle ore 17,30 e il sabato dalle ore 8,30 alle  ore 13,30.<br />
Per vedere i materiali della campagna di comunicazione: <a href="http://www.saluter.it/">www.saluter.it</a></p>
<p><span><strong>La campagna di comunicazione  &#8220;Casa salvi tutti&#8221;</strong><br />
</span>Oltre a una diffusione di piccoli spot video su 17 tv della  regione  - a partire da sabato 12, fino al 25 giugno &#8211; i materiali della  campagna di comunicazione “Casa salvi tutti” sono a disposizione degli  operatori delle Aziende Usl e degli educatori dei servizi per l’infanzia   per iniziative di comunicazione diretta.<br />
Tra i materiali, stati realizzati filmati di 5/10 minuti che, con ironia  e leggerezza, aiutati anche da qualche personaggio animato, illustrano i  rischi e indicano cosa fare per garantire la sicurezza dei piccoli e  degli anziani.  “Attenti a quei due” è il titolo del filmato che ha per  protagonisti i bambini; “Arturo, Anita e gli incidenti domestici” è il  titolo del filmato che ha per protagonisti una coppia di anziani. I  filmati sono proiettati  negli  incontri di discussione e  approfondimento, durante i quali sono  anche sottoposte specifiche  “check list”, e distribuiti due piccoli ma utili gadget: un paraspigoli a  forma di tartaruga per i bimbi, una lucetta notturna per gli anziani.</p>
<p><span><strong>Incidenti domestici, i dati</strong><br />
</span>Si stima che in Emilia-Romagna ogni anno circa il 19% della  popolazione subisca un incidente domestico (indagine Passi, 2006): ogni  anno 130.000 persone per questo motivo accedono al Pronto soccorso e, di  queste, circa 10.000 vengono ricoverate, dati elaborati dal sistema  &#8220;Sistema informativo nazionale sugli incidenti in ambiente di civile  abitazione&#8221;, Istituto superiore di sanità; 2006; tale sistema  dice  anche che la dinamica più frequente in caso di incidente domestico è la  caduta (49,3%) e che il fenomeno è in crescita (era il 43,6% nel 2003).</p>
<p>Fonte: Servizio Sanitario Regionale dell&#8217;Emilia Romagna</p>
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		<title>Assistenza a casa: 10 regole d&#8217;oro</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 22:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lavorosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Assistenti Personali]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Assisto e curo a casa in sicurezza&#8221; guida per l&#8217;assistenza domiciliare. E&#8217; stata pubblicata sul sito del ministero della Salute la guida per gli operatori che prestano assistenza domiciliare rivolta a coloro che prestano cura e assistenza a domicilio di pazienti. Il nuovo decalogo si aggiunge agli otto già pubblicati nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa del ministero &#8220;Uniti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>&#8220;Assisto e curo a casa in sicurezza&#8221; guida per l&#8217;assistenza domiciliare.</h3>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-718" title="decalogo" src="http://newsblog.lavorosalute.it/wp-content/uploads/decalogo.jpg" alt="decalogo" width="200" height="191" />E&#8217; stata pubblicata sul sito del ministero della Salute la guida per gli <a href="http://www.lavorosalute.it/operatore_sanitario.aspx" target="_blank">operatori</a> che prestano assistenza domiciliare <strong>rivolta a coloro che prestano cura e assistenza a domicilio di pazienti</strong>.</p>
<p>Il nuovo decalogo si aggiunge agli otto già pubblicati nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa del ministero <strong>&#8220;Uniti per la sicurezza&#8221;</strong>. <strong>La prima</strong> delle dieci regole da seguire riguarda la collaborazione con gli altri operatori che assistono il paziente: raccogliendo informazioni e segnalando qualsiasi cambiamento delle condizioni cliniche.</p>
<p><span id="more-712"></span></p>
<p><strong>Il secondo punto</strong> si riferisce alle condizioni ambientali: illuminazione, dispositivi sanitari, presidi antidecupito, ventilatori. Prioritario naturalmente lavarsi le mani, per evitare infezioni.</p>
<p><strong>Il paziente deve essere poi istruito</strong>: vanno verificate le abitudini rilevanti per la <a href="http://www.lavorosalute.it/Home.aspx" target="_blank">salute</a>, in particolare l&#8217;alimentazione, l&#8217;assunzione di liquidi e il movimento. Bisogna <strong>controllare che il suo abbigliamento sia adatto alla temperatura</strong>, che calzi pantofole chiuse e non indosse cinture, per evitare il rischio caduta. E le stesse informazioni devono essere fornite a chi assiste il paziente.</p>
<p>E&#8217; importante anche prestare attenzione ai farmaci che assume il paziente, compilare e custodire la documentazione , fornire le informazioni cliniche del paziente in caso di suo trasferimento, partecipare al sistema di gestione del rischio clinico. Infine <strong><a href="http://www.lavorosalute.it/badante.aspx" target="_blank">l&#8217;assistente domiciliare</a> deve aggiornare continuamente le proprie competenze tecniche clinico assistenziali.</strong></p>
<p>Di seguito ecco le 10 regole redatte dal Ministero della Salute:</p>
<p><strong>1. Collaborare con gli altri operatori che assistono il paziente</strong></p>
<p>Individuare l’operatore sanitario di riferimento per lo specifico paziente. Raccogliere informazioni dagli altri operatori che curano ed assistono il paziente e segnalare loro qualsiasi cambiamento delle condizioni cliniche. Predisporre con gli altri operatori un piano di azione in caso di pensieri ossessivi di morte o depressione del paziente.</p>
<p><strong>2. Prestare attenzione alle condizioni ambientali</strong></p>
<p>Assicurarsi che nell’ambiente vi sia illuminazione sufficiente, luce notturna e, se necessario, dispositivi sanitari, presidi antidecubito, ventilatori, e verificarne la funzionalità. Per evitare le cadute, far togliere i tappeti, mettere tappetini antiscivolo nella vasca o doccia, spostare &#8211; se necessario &#8211; il letto al piano terra, apporre i corrimano.</p>
<p><strong>3. Lavarsi le mani</strong></p>
<p>Per evitare infezioni, lavarsi le mani &#8211; e invitare tutti a farlo &#8211; prima di ogni contatto con il paziente.</p>
<p><strong>4. Istruire per il paziente</strong></p>
<p>Verificare le abitudini del paziente rilevanti per la salute, in particolare l’alimentazione, l’assunzione di liquidi e il movimento. Controllare che il suo abbigliamento sia adatto alla temperatura ambientale, che calzi pantofole chiuse e non indossi cinture, per evitare il rischio di caduta. Fornire al paziente, e a chi lo assiste, informazioni per collaborare alla propria cura. Se necessario, chiedere la presenza di un interprete o di un mediatore culturale.</p>
<p><strong>5. Istruire chi assiste il paziente</strong></p>
<p>Identificare la persona della famiglia a cui fare riferimento. Accertarsi che chi assiste il paziente abbia compreso le istruzioni impartite; si citano- ad esempio- il controllo della glicemia, la nutrizione, l’assunzione e l’eliminazione di liquidi, il movimento, il trasferimento del paziente dal letto alla carrozzina o ad altri ambienti, e le misure da adottare per prevenire eventuali rischi. Suggerire di rinviare le visite al paziente da parte di persone con patologie trasmissibili.</p>
<p><strong>6. Prestare attenzione ai farmaci che assume il paziente</strong></p>
<p>Controllare che i farmaci assunti dal paziente siano quelli prescritti, e verificare dosaggi, orari, scadenze, modalità di conservazione e il corretto uso dei dispositivi di somministrazione (es. pompe di infusione). Segnalare al medico curante se il paziente assume altri farmaci oltre a quelli prescritti, prodotti erboristici, fitoterapici ed integratori.</p>
<p><strong>7. Compilare e custodire la documentazione</strong></p>
<p>Compilare e custodire accuratamente la documentazione clinico assistenziale, applicando adeguati codici di allerta per avvisare gli altri operatori circa eventuali situazioni di rischio.</p>
<p><strong> 8. Fornire le informazioni cliniche del paziente in caso di suo trasferimento</strong></p>
<p>Nel caso di trasferimento in ospedale o in altra struttura, fornire con tempestività le informazioni cliniche e assistenziali del paziente.</p>
<p><strong>9. Partecipare al sistema di gestione del rischio clinico</strong></p>
<p>Collaborare attivamente al sistema di segnalazione degli eventi avversi (incident reporting) e concorrere alle attività di gestione del rischio clinico e di miglioramento della qualità nel servizio.</p>
<p><strong> 10. Aggiornarsi per la sicurezza</strong></p>
<p>Aggiornare continuamente le proprie competenze tecniche clinico assistenziali, organizzative e di analisi e gestione del rischio clinico. A tal fine, sono disponibili strumenti e materiali sul sito del Ministero della Salute (www.salute.gov.it/qualita/qualita.jsp). Condividere i materiali e le conoscenze con gli altri operatori ed i tirocinanti.</p>
<p>Fonte: il sole 24ore sanità</p>
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		<title>Personale Sanitario: errore umano o errore del sistema?</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 17:52:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lavorosalute</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il &#8220;fattore umano&#8221; rappresenta quasi sempre l&#8217;ultimo anello di una catena di difetti del sistema assistenziale, ma lo stress da super lavoro e l&#8217;ossesione-risparmio aumentano il rischio Che il surmenage lavorativo possa produrre effetti negativi non è solo il buon senso a sottolinearlo ma anche numerosi studi scentifici. Alcuni studi hanno dimostrato che dopo 12 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Il &#8220;fattore umano&#8221; rappresenta quasi sempre l&#8217;ultimo anello di una catena di difetti del sistema assistenziale, ma lo stress da super lavoro e l&#8217;ossesione-risparmio aumentano il rischio</h3>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" title="Errore umano" src="http://statico.saperlo.it/thumbs/7379ecefc3198ed165b3323a10a210a7_200x130.jpg" alt="" width="200" height="130" />Che il <strong><em>surmenage</em> lavorativo</strong> possa produrre effetti negativi non è solo il buon senso a sottolinearlo ma anche numerosi studi scentifici. Alcuni studi hanno dimostrato che <strong>dopo 12 ore di veglia</strong> la risposta individuale possa essere considerata alterata. E&#8217; ovvio quindi che più sono le ore di veglia maggiormente <strong>alterata sarà la risposta individuale</strong>. E ancora più ovvio è che se al soggetto si richiedono prestazioni fisicamente ed emozionalmente impegnative la sua risposta sarà fortemente alterata. Un discorso che vale per tutte le professioni ma che è <strong>particolarmente rischioso per gli operatori sanitari</strong>: sempre più pressati da intensi carichi di lavoro può ridurre in maniera significativa la sua capacità di attenzione rischiando quindi di incorrere in errore. &#8220;Molti studi hanno infatti rilevato che <strong>nelle ore finali dei turbi di notte un 30% circa di errori poteva essere evitato</strong>&#8221; conferma Amedeo Bianco Presidente della Federazione dei Medici e Odontoiatri (Fnomceo) &#8220;in ogni caso l&#8217;errore dovrebbe sempre essere analizzato nel suo ruolo &#8220;positivo&#8221;".</p>
<p><span id="more-549"></span></p>
<p><strong>Presidente Bianco, quale può essere il ruolo positivo di un errore?</strong></p>
<p>L&#8217;importanza della sicurezza e il significato non ambiguo dell&#8217;imparare dall&#8217;errore sono specificati con chiarezza all&#8217;<strong>articolo 14 del Codice di Deontologia Medica</strong> del 2006 che impone al medico &#8220;la rilevazione, segnalazione e valutazione degli errori al fine del miglioramento della qualità delle cure&#8221;. Punto preliminare per un efficace approccio al problema è pertanto quello relativo al principio secondo cui la<strong> prevenzione e la gestione dell&#8217;errore </strong>è un&#8217;attività che coinvolge l&#8217;esercizio professionale in senso stretto, e che l&#8217;errore manifesto può essere usato per migliorare l&#8217;organizzazione anche attraverso procedure professionali.</p>
<p><strong>C&#8217;è da rilevare che le aziende sanitarie pubbliche passate da una parte ad operare secondo criteri di economicità sul fronte dei costi e dall&#8217;altra a gestire l&#8217;accesso ai servizi spesso pretendono moltissimo dai medici. Come uscirne?</strong></p>
<p>In realtà le valutazioni più attendibili ci dicono che<strong> gli errori </strong>nella stragrande maggiornaza dei casi trovano origine (cause latenti) in <strong>difetti dell&#8217;organizzazione</strong> che oggettivamente favoriscono l&#8217;errore umano. Insomma esiste uno <strong>stretto legame tra i tempi, i ritmi, le condizioni di lavoro e il rischio clinico</strong>. Ma un&#8217;altra riflessione riguarda l&#8217;ovvia considerazione che <strong>la sicurezza ha un costo</strong> anche se in realtà si tratta di un vero e proprio investimento per i cittadini i professionisti e le istituzioni. Pertanto bisogna stare molto attenti quando con l&#8217;intento sia pure nobile, di evitare gli sprechi e di razionalizzare la spesa si finisce magari inconsapevolmente per andare ad<strong> incidere sulla qualità dei serivizi</strong>. Di questo si deve tenere conto sia quando si acquista un&#8217;apparecchiatura (ancora oggi, per esempio, non sono previste prove di ergonomia e usabilità da parte degli utilizzatori) sia quando si organizzano le risorse umane, compresa la valutazione del &#8220;contesto&#8221; in cui si esercita la professione.</p>
<pre>
Fonte: La Stampa</pre>
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		<title>Con LavoroSalute.it si può!</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 20:47:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lavorosalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti e Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Operatori Sanitari]]></category>
		<category><![CDATA[annunci di lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Patrizia, laureata in Infermiermieristica Professionale a Brescia, iscritta IPASVI, ha trovato la sua prima occupazione grazie a LavoroSalute.it &#8220;Nel momento in cui mi sono messa a cercare lavoro ho cominciato a navigare su internet e mi sono ritrovata su www.lavorosalute.it, ho letto le offerte di lavoro pubblicate, ma quel giorno non c&#8217;era niente nella mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">Patrizia, laureata in Infermiermieristica Professionale a Brescia, iscritta IPASVI, ha trovato la sua prima occupazione grazie a <a title="LavoroSalute" href="http://www.lavorosalute.it" target="_blank">LavoroSalute.it</a></h3>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-259" title="48b907ab85bd73e670545c72bede1450" src="http://newsblog.lavorosalute.it/wp-content/uploads/48b907ab85bd73e670545c72bede1450-300x297.jpg" alt="48b907ab85bd73e670545c72bede1450" width="192" height="190" />&#8220;Nel momento in cui mi sono messa a <strong>cercare lavoro</strong> ho cominciato a navigare su internet e mi sono ritrovata su <strong>www.lavorosalute.it</strong>, ho letto le <a href="http://www.lavorosalute.it/Offerte_di_lavoro.aspx" target="_blank"><strong>offerte di lavoro</strong> </a>pubblicate, ma quel giorno non c&#8217;era niente nella mia zona e dunque ho pubblicato un <a href="http://www.lavorosalute.it/Pubblica_annuncio.aspx" target="_blank">mio annuncio</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho potuto specificare tutte le mie competenze e che tipologia di contratto cercavo.</p>
<p style="text-align: justify;">I giorni successivi ho ricevuto molte mail di Agenzie per il Lavoro, cooperative e strutture sanitarie che ricercavano <strong>infermieri</strong>, anche alla prima esperienza. Questo mi ha permesso di valutare cosa mi interessava di più.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-243"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine ho optato per un <strong>assunzione con p.iva</strong> presso una <strong>Casa di Cura per anziani</strong> a 20 minuti da casa mia, il contratto è per 24 ore a settimana, orari flessibili, questo mi da la possibilità di iscrivermi al Master e di mantenermi!</p>
<p style="text-align: justify;">Sono molto soddisfatta dell&#8217;esperienza e consiglio davvero a tutti quelli che come me cercano lavoro di andare su <a title="LavoroSalute" href="http://www.lavorosalute.it" target="_blank">LavoroSalute.it</a>&#8220;</p>
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