Tecnologie per Disabili: l’industria “scopre” l’handicap e sforna nuovi prodotti
Il telefonino che legge per i non vedenti, il computer per malati di Sla, la carrozzina solleva-persone. Ultime soluzioni tecnologiche per le persone con disabilità visive e motorie.

- Easy move, il carrello per disabili di Unicoop Firenze
La tecnologia ci semplifica la vita, ma a volte crea bisogni fittizi.
Davide Cervellin è cieco ed è imprenditore. La sua azienda, la TifloSystem di Piombino Dese, provincia di Padova, è una società di servizi ad elevato contenuto tecnologico nell’ area dell’ handicap.
Un comparto economico vivo, ben oltre i pregiudizi: «Non bisogna vergognarsi di dire che anche il disabile è un consumatore: in Italia manca un settore industriale specifico, anche se i portatori di handicap sono tre milioni. La Cina, dove sono il quadruplo, al contrario è leader».
La ricerca e la produzione internazionale propongono sempre nuovi strumenti.
«Abbiamo appena lanciato sul mercato un piccolissimo navigatore gps, si chiama Kapten, interamente gestibile con comandi vocali. Utilissimo ai ciechi per orientarsi, ma non solo». Perché molti di questi oggetti non servono solo ai disabili:
«Una nuova applicazione della Nokia, l’ Audiobook Manager, permette l’ ascolto di audio book direttamente con telefonini della serie 60. Gli audiolibri si possono ascoltare eseguendo le operazioni tipiche di un normale registratore ed è possibile inserire segnalibri e sfogliare i testi per capitoli. Inoltre, il formato consente di comprimere un normale file mp3».
Tra gli ultimi oggetti creati per i non vedenti c’ è il telefonino Kurzweil Mobile: si tratta di un potente software di lettura compatibile con un telefono cellulare, mediante il quale si fotografa un testo e poi una voce lo legge dopo pochi secondi.
Enormi progressi sta ottenendo la ricerca nel campo dei sistemi di controllo oculare destinati a chi è immobilizzato a letto, ad esempio i malati di Sla: è possibile utilizzare il computer, e quindi scrivere e comunicare per mezzo di un sintetizzatore vocale con il semplice movimento oculare che “sposta” il mouse, guardando le aree del video che si vogliono attivare.
Il sistema si chiama SeeTech ed è composto da una telecamera ad alta risoluzione e da due gruppi di Led a infrarosso ad elevata frequenza. La funzione clic del mouse viene effettuata in modo automatico in base al tempo di fissazione sullo schermo.
Sempre pensando ai non vedenti, tra pochi mesi sui mezzi pubblici di Piacenza un sistema di controllo satellitare avviserà i passeggeri delle fermate e lo stesso accadrà su alcune linee di Reggio Emilia, Rimini, Ravenna, Milano e Venezia. Invece a Verona è stato presentato un sistema di orientamento applicabile al bastone dei non vedenti: grande come un pacchetto di sigarette, diventa un rivelatore di ostacoli.
Tuttavia, a volte si corre il rischio di scivolare nella fantascienza a buon mercato, quella che genera illusioni nei disabili alle prese con informazioni su “occhi bionici” oppure arti arificiali “intelligenti”. Anche questa è una ricerca che va seguita con attenzione, però sembra più rivolta a stupire e assecondare le prestazioni di qualche campione, piuttosto che a migliorare concretamente la vita di tanti disabili. Anche perché certi strumenti sono costosissimi, e per averli serve uno sponsor. Pochi potranno permettersi le cosiddette neuroprotesi d’arto capaci di integrarsi con i circuiti nervosi della persona, e di attivarsi a seconda della sua volontà: una serie di elettrodi capteranno i segnali elettrici provenienti dalla contrazione del muscolo nell’ arto amputato. E poi ci sono le più classiche protesi meccaniche, in carbonioe titanio, che si basano su articolazioni idrauliche e ammortizzatori che restituiscono la spinta impressa.
Restano problemi di costi, sensibilità, agibilità. In fatto di notizie sensazionali, qualche tempo fa fece scalpore l’ annuncio del cosiddetto “occhio bionico”: cioè un occhiale dotato di una minuscola telecamera capace di inviare immagini a una ricetrasmittente, impiantata vicino all’ occhio, che rimanda la “visione” a un minuscolo chip elettronico nella retina; da qui, le informazioni passano al nervo ottico che le porta al cervello per una parziale ricostruzione dell’ immagine. I primi sei pazienti sottoposti all’ esperimento sono stati in grado di distinguere almeno le forme degli oggetti, oltre alla luce e al buio. Però si tratta, anche qui, di prodotti che costeranno decine di migliaia di euro.
Ovviamente esistono tecnologie meno suggestive ma più praticabili e applicabili.
Come ad esempio l’unica carrozzella al mondo con un solleva persone integrato (sistema “Javi”), cioè un piccolo argano collegato a un braccio rotante, che permette di far salire e scendere dalla carrozzella il paziente.
La produce la Podo Ortesi Medical di Quarto, in provincia di Napoli, che ha realizzato anche un busto per scoliosi in fibra di carbonio che pesa il 60 per cento in meno rispetto ai modelli tradizionali, senza cerniere d’ acciaio e spesso 1,4 millimetri invece dei consueti 4.
Perché le nuove tecnologie devono essere per tutti: l’ hanno capito alla Coop di Pontassieve, Firenze, dove sono in funzione dieci carrelli “Easy Move”. Il disabile vi si inserisce direttamente con la propria carrozzina, il tutto si guida con una semplice cloche e al momento di pagare c’ è una cassa dedicata: dove tutti i disabili, non solo quelli che usano il nuovo carrello, hanno la precedenza.
Maurizio Crosetti
Repubblica — 1 dicembre 2009

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